Bea Media Company S.r.l.
Via Luigi Porro Lambertenghi 7, 20159 Milano
P. IVA 11562050960 - SDI T9K4ZHO

Premi Oscar, carta e penna per scrivere la storia

20.03.2026

Ha ancora senso scrivere e farlo in modo originale? Sembra proprio di sì, parola dell’Academy.

Los Angeles, le colline di Hollywood e questa immensa scritta che è sì il sogno di ogni aspirante attore e attrice, ma anche la terra promessa di chi scrive. Perché se è vero che la carta canta, la pellicola può fare davvero la fortuna di chi per lavoro crea, immagina, sogna. Avere qualcosa da dire però non basta. Bisogna anche dirlo con un certo charme, un incantesimo più che un fascino specifico. Una competenza precisa, diremmo noi, dentro il mondo delle imprese e delle storie.

Gli Oscar 2026 segnano il ritorno in grande stile del cinema d’autore e sì, è una novità tutta recente perché il riferimento non è solo ai grandi registi e alle alle grandi registe  che hanno diretto i film che hanno concorso e  trionfato al Dolby Theatre di Los Angeles. Dietro i titoli ci sono le penne di grandi firme che hanno dato vita a storie che, dalla carta, hanno bucato lo schermo. Sia chiaro, vale anche per la firma dietro la sceneggiatura originale di Sinners – I Peccatori, il film che ha consacrato Michael B. Jordan e che ha portato tutti noi quest’estate a ballare tra il sudore e il ritmo dei juke joint. Ma abbandonando per un attimo il blues folk del successo di Ryan Coogler, se volgiamo lo sguardo, anzi, l’orecchio alle sceneggiature di Una battaglia dopo l’altra (miglior film agli Oscar), e Hamnet (miglior attrice protagonista, l’ipnotica Jessie Buckley), o al Frankenstein di Guillermo del Toro (migliori costumi e scenografia), è inevitabile non tornare ai romanzi che hanno ispirato questi film.

E qui si apre la prima riflessione interessante. Lavorare su una sceneggiatura non originale non significa limitarsi ad adattare, ma reinterpretare, esercitare capacità di analisi e andare oltre quel che tutti hanno colto fino a quel momento. Per un regista vuol dire trovare un nuovo linguaggio visivo senza tradire l’anima del testo; per chi interpreta, significa abitare personaggi già esistenti, aggiungendo profondità e sfumature senza perdere coerenza. È un equilibrio sottile tra fedeltà e visione. È in questa prospettiva che, chiunque scriva, diventa uno storyteller.

La domanda a questo punto è: perché è importante ricordare i romanzi dietro questi film?
Cosa hanno da dire a noi, che raccontiamo storie, e a voi che avete storie da raccontare?

Iniziamo da questo: il contenuto vince. Sempre. E per moltissimo tempo.

Mary Shelley ha scritto il suo Frankenstein nel 1816: tralasciando i numerosi adattamenti che ha subito nel corso del tempo, solo nel 2026 è protagonista di due film; uno, firmato Netflix, ha trionfato in ogni dove. Senza troppi giri di parole, quando una storia è originale, è scritta bene e parla a tutti, lo fa in eterno e sì, non smetterà mai di vincere premi.

Una battaglia dopo l’altra nasce da Vineland, romanzo simbolo degli anni ’90 che volge lo sguardo al decennio immediatamente precedente e scommette su una società che porta in salotto gli scheletri nascosti fino a un attimo prima nell’armadio.

Hamnet si commenta da solo: ispirato al romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, ci porta nell’Inghilterra del XVI secolo di Shakespeare, e poi nella Danimarca di Amleto e quindi al cuore della più grande letteratura di sempre.

E poi? Una volta scritta la storia, qual è il passo giusto da fare? Cosa fa ancora la differenza? Metterla nelle mani giuste.

Mary Shelley ha affidato Frankenstein a Guillermo del Toro, che di favole gotiche se ne intende e non poco; Thomas Pynchon, autore di Vineland, ha dialogato con Paul Thomas Anderson; e la O’Farrell e Shakespeare con Chloé Zhao, ormai veterana degli Oscar.

Rispondiamo ora all’ultima domanda, quella con cui abbiamo iniziato: ha ancora senso scrivere storie? La risposta è semplice quanto disarmante: scrivere ha ancora senso, eccome. Ma non basta farlo, bisogna farlo bene, con visione, con profondità, con la capacità di attraversare il tempo.