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A ognuno la sua nicchia

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07.11.2025

Il cinema ha davvero fatto diventare i fumetti mainstream? Il paradigma di Sogno

C’è stato un tempo in cui due grandi casate governavano un regno mistico in cui creature mostruose cedevano il passo a uomini straordinari che la realtà aveva plasmato per proteggere gli innocenti e gli indifesi con ogni mezzo a loro disposizione. Il meglio dell’umanità (e non solo), addobbata con costumi variopinti e mantelli, ispirava e guidava piccoli gruppi di outcast, reietti ed emarginati nella vita reale. Le americane Marvel e DC sono state più di due case editrici: sono diventate casa per tutti coloro che nel mondo facevano fatica a trovarne una dove essere autenticamente se stessi: una magia possibile in quel regno fatto di maschere e mondi alieni.

Ma se pensate che l’ingrediente segreto della formula comics dagli anni ’60 in poi sia stato il mix tra costumi, villain e superpoteri, state guardando la realtà con le lenti sbagliate. Se la dolce vita, si diceva, era la realtà osservata con un gran paio di occhiali rosa - come ci ha insegnato la Sabrina di Audrey Hepburn - il regno dei fumetti chiede lenti scurissime, per poter osservare in dettaglio non il male, ma qualcosa di ancor più intollerabile per l’America di quegli anni: l’umanità.

Essere umani, fragili, spaventati, diversi, sensibili, complicati, attenti, appassionati: ognuna di queste caratteristiche deviava dal grande percorso tracciato dal sogno americano. Nessuno tra questi tratti divergenti della personalità poteva avere un luogo sicuro in cui esprimersi; tranne, ovviamente, quello dei fumetti.

Ed è così che i supereroi cambiano veste: dall’impavido uomo tutto d’un pezzo che era Captain America, o il suo alter ego DC Clark Kent, iniziano a farsi strada i primi Peter Parker, l’adolescente timido e solitario che riesce a planare sui grattacieli di New York, o Matt Murdock, umile figlio di Hell’s Kitchen che porta sulle spalle il peso di un’eredità segnata dal crimine, dalla povertà e dal desiderio di riscatto. I reietti hanno trovato casa, un’immagine a cui aggrapparsi, un luogo dove qualcun altro riusciva a rendere bello, unico e desiderabile un disagio che la realtà bollava come problema. E le due casate, su quella nicchia, hanno costruito la loro fortuna.

Marvel e DC hanno ospitato tra le loro pagine alcuni degli autori più straordinari di sempre – da Frank Miller ad Alan Moore – fino al più singolare di tutti: Neil Gaiman. Prima di affrontare il suo universo, facciamo un salto avanti nel tempo, non nel futuro, ma nel nostro presente, per sottolineare una bizzarra evoluzione della nicchia: altro che outsider, i nerd ora sono mainstream. Marvel e DC in versione cinematografica sono diventate MCU e DCU, due universi veri e propri, franchise con cataloghi più complessi di Ikea. Gli sfigati in maschera e mantello ora hanno il volto delle superstar di Hollywood e, in streaming o in sala, macinano record al botteghino.

Ecco, detto questo, riavvolgiamo il nastro: Neil Gaiman. Bizzarro, nel mondo delle vignette entra un narratore puro, come a suo tempo lo furono Shakespeare e Hugo, ma invece di fiumi di parole e intrecci complicatissimi, Gaiman sceglie il binomio illustrazione-parola per fare la sua rivoluzione. Mentre la Marvel propone il dio del tuono in versione idol, Gaiman ci regala un Thor costantemente ubriaco e ossessionato dal sesso, proprio come la migliore mitologia norrena avrebbe voluto. Per non parlare del suo Lucifer, l’astro del mattino che diserta l’inferno, pronto ad affrontare i traumi paterni e a comprendere il significato profondo del perdono.

Ma è con Sandman che Gaiman fa la storia. Gli uomini non possono più essere super - lo hanno già fatto - e ora devono evolversi, diventare qualcos’altro. Entità: ecco cosa sono gli Eterni di Sandman, il capolavoro del narratore che affida a Morfeo, il plasmatore, il compito di mostrarci chi siamo davvero. Gli dei sono disagiati veri, membri di famiglie disfunzionali, e Gaiman ne estremizza tratti e caratteristiche fino a creare interi filoni narrativi basati su desideri, paure, follie, aspirazioni, tristezze. Lì, Sandman, crea il suo terreno di gioco, granello dopo granello, sfida l’eternità a colpi di speranza: il sogno che qualcosa di nuovo possa sempre accadere, anche laddove l’abitudine, il conformismo e il potere hanno tracciato i propri solchi.

Una nicchia in un universo, e lo specchio delle brame finalmente riesce a mostrare il reame di chi, ancora, ha il coraggio di raccontare storie.